Alessandro Cogolo nel n°22/2001 della rivista "Effe" delle librerie Feltrinelli annovera,  in una rassegna di libri incentrati su tematiche gay ("Gay, orgoglio e pregiudizio" è il titolo del pezzo), anche il libro di Francesco Gnerre - "L'eroe negato - Omosessualità e letteratura nel Novecento italiano", Milano, Baldini e Castoldi, 2000). Non ho potuto vedere il libro di Gnerre, riporto allora la breve presentazione di Cogolo: « Quest'opera (...) parte da un'indagine sulla figura del personaggio omosessuale (maschile), l'eroe negato appunto, per diventare "una storia della cultura omosessuale in Italia attraverso le opere e gli autori", a cominciare da Comisso, Palazzeschi, Penna, Saba e Gadda...» 
Un Ingegner Gadda omosessuale o figura associabile,   seppure en passant  tra gli omosessuali se non dichiarati, "in sonno", o latenti,  mi desta più di qualche perplessità. 
Per quel che può valere (e può valere tanto contro arbitrarie immatricolazioni  nelle  schiere del terzo sesso) ho qualche buon argomento  a favore di un Gadda   eterosessuale, salvo qualche documentata smentita degli amici stretti ancora vivi o della governante o del suo maggior studioso, Giancarlo Roscioni, che pure, sul tema, non  fa  alcun cenno nel volume "La disarmonia prestabilita".

I miei argomenti sono i seguenti:
a) Nel "Giornale di guerra e di prigionia", un diario strettamente privato al momento della redazione, non destinato ossia all'immediata pubblicazione e dunque si suppone  assistito da quella  sincerità che si assegna usualmente agli scritti che non prevedono lettori né impliciti né espliciti al di fuori dell'Io redigente, Gadda annota  il giorno 25 ottobre 1916. Ore 10 antimer. «Feci sviluppare le pellicole delle fotografie prese con la mia West-Pocket, ecc. - Potei anche ottenere la condiscendenza di una cameriera dell'Albergo ad un altro 'servizio' che non compievo da mesi; era una vedova trentenne »(pag. 210). In un altro brano che non sono riuscito o non ho avuto la pazienza di rintracciare, Gadda, seppur nei modi sobri e pudichi che gli conosciamo in queste affaires, fa cenno ad analogo "servizio" ricevuto da una maestra. Dunque, con tutte le circospezioni che il caso e la scivolosa tematica richiedono e senza eccessivi trionfalismi, possiamo affermare con serenità - limitatamente al periodo giovanile e a meno che Gadda  non romanzasse il proprio privato e i propri scritti intimi  ( a beneficio di chi?) - che l'Ingegnere di quando in quando... copulava come gli eterosessuali, e dunque con tutta probabilità era eterosessuale.

b) E' vero che Gadda ha affrontato tematiche omosessuali. I più informati tra i suoi lettori sanno del capitolo del Pasticciaccio "censurato" dallo stesso Gadda  in cui, seppur con le pruderies che la materia e i tempi imponevano si adombravano gli amori saffici della morta ammazzata Liliana Balducci. Ma, come direbbero gli avvocati, ciò nulla rileva. Gli omosessuali rientrano fra tutte le "modalità del visibile" - al pari dei carabinieri o dei commissari o degli ortolani - e come tali  ricadono sotto lo sguardo di uno scrittore pantagruelico quale Gadda. Credo perciò che gli intellettuali-omosessuali che stanno ricostruendo la propria storia e la propria  epopea siano stati vittime, sviati anche dalla fretta annessionistica, di  quello strano fenomeno di distorsione percettiva che ci spinge, talora, di notare molto di più  i  soldati allorché siamo sotto le armi o le donne incinte quando la moglie è incinta. E a tal proposito mi sembra pertinente questo brano di Gadda preso da "I viaggi la morte":«Tutti noi ci studiamo valutare, sopravalutare, la nostra condizione, il nostro essere. Sono domenicano? Ah i domenicani! Sono siciliano? Ah i siciliani! Sono ortolano? Ah gli ortolani! »...Sono omosessuale?...

c) Gadda non era ignaro nè di sessuologia nè di psicoanalisi. Dico che non gli erano ignote le implicazioni che la  sessualità riverbera in tutta la fenomenologia sociale dell'Io. Cito ancora  un  brano de "I viaggi la morte" dove non mi pare venga tradito alcun penchant omosessule, tutt'altro: « ...anche se dell'attività e della fungibilità del sesso dipendono, discendono, per estensione o per sublimazione, tutte le vicende e le forme, e le mossucce e le moine e le commediuzze, della vita associativa: le diatribe, le liti, i ricorsi in appello, gli sportelli delle esattorie, e i coltelli a serramanico dei temperamenti focosi. Sì: l'egotismo ovvero il narcisismo è il congegno base per la vita di relazione, per l'amore, per la vita associativa. Noi "dobbiamo" piacere al prossimo: in primis alle femmine, a  nostra madre, alle ragazze: ma anche ai maschi: al papà, agli elettori, agli scolari, ai compagni di partito, ai carabinieri,  e financo ai critici, questi apotecari e carabinieri dell'immortalità ». 
Infine, segnalo un brano tratto da una lettera a Gianfranco Contini (pubblicata da la "Repubblica" del 22/9/1988) datata  Firenze 14 gennaio 1949 dove Gadda, a commento della notizia del fidanzamento di Giorgio Zampa, esplicitamente allontana da sè con la verve ironica consueta ogni  possibile "assalto" femminile e disvela semmai una certa misoginia. Leggiamo: « Il mio sentimento, (trasgredisco da particolari a generale), nei confronti dei fidanzati maschi e delle lesbiche è quello di una viva gratitudine: sia gli uni che le altre, infatti, immobilizzano ciascuno (o ciascuna) ogni valenza feminina che potrebbe rovesciarsi su di me. Lungi dal patire invidia o geloso furore, tutti i pori della mia anima trasudano un "grazie, grazie, perseverate, perseverate!" ».

Dubito che Gadda facesse parte, sessualmente, della categoria dei D'Annunzio o dei Malaparte, dei maschi ruspanti e priapeschi o sedicenti tali; sicuramente la sua proverbiale ritrosia e cerimoniosità parossistica verso l'altro sesso (fatto che si desume ampiamente dal brano citato della lettera a Contini)  congiunte alla forma fisica délabrée e (Gadda mi perdoni!) eunucoide assunta nella tarda età, possono aver indotto qualcuno a tendere illazioni sulle sue opzioni sessuali. Certo è che la sua iscrizione all'Homintern (come Arbasino chiama l'Internazionale omosessuale) mi sembra affrettata, e il suo contributo alle tematiche gay spurio, rapsodico e marginale. Il suo apporto alla "cultura" omosessuale del Novecento è pertanto di uguale peso e valore di quello offerto alla "cultura" dei commissariati, delle portinerie romane, delle ville brianzole...
Alfio Squillaci

Gadda omosessuale?  Considerazioni su alcune recenti illazioni.  
di Alfio Squillaci
25 giugno 2001
Vedi anche le pagine correlate:

Giornale di guerra e di prigionia. Recensione in questo sito.
Pagina di link dedicati a Gadda. In questo sito.
Esempio 1
Come in molti altri Paesi occidentali, anche in Italia la letteratura omosessuale appare segnata da un'ombra che separa, sfumando in gradazioni crepuscolari, la chiarità della consapevolezza da un'indistinta idea. Gnerre riscrive completamente un suo lavoro di vent'anni fa e acutamente si addentra in una fitta cronaca di riferimenti, partendo dagli inizi del Novecento per arrivare alla contemporaneità e, poiché cultura letteraria e storia politica raramente coincidono o si accordano, rivela con perspicua attenzione quanto il confine della liceità o il freno dell'autocensura non siano facili a definirsi nello stesso modo e tempo. Se Palazzeschi giocava a nascondino o Saba alludeva, Comisso raccontava le sue orientali delizie e Penna cantava i bianchi orinatoi. E tutto questo in pieno regime fascista; e poi in quello democristiano, dove se Pasolini nel 1955 finiva sotto processo con "Ragazzi di vita" e Coccioli pubblicava all'estero il suo "Fabrizio Lupo", Arbasino pochi anni dopo scriveva "L'anonimo lombardo" (1959) senza scrupolo alcuno. Riletti oggi, alcuni testi dei lontani anni Trenta, come "Salmance" e "America primo amore" di Soldati, rivelano insondate valenze; altri ancora più 'antichi' coprono di veli allusivi verità sussurrate. Soltanto negli utimi trent'anni l'eroe negato conquista un'affermazione che lo toglie dal ghetto (almeno letterariamente) e che, di conseguenza, finirà col decretarne la fine, perlomeno come simbolo. E' un processo che si perde nel tempo, anche se Gnerre prudentemente definisce il campo italiano soltanto del Novecento, ma con uno sguardo critico attentissimo ai contemporanei, da Pier Vittorio Tondelli a Walter Siti, da Mario Fortunato a Matteo B. Bianchi. 

Riceviamo e pubblichiamo

Dopo molto tempo passato senza aver frequentato le pagine de "La Frusta", ritorno sul sito per dare un'occhiata e l'occhio mi cade su un articolo che, non so come, mai avevo visto (anche se, immagino, presente già da un pezzo, visto che si riferisce ad una pubblicazione di tre anni fa).
L'articolo in questione è "Gadda omosessuale?" di Alfio Squillaci.
Vorrei esprimere il mio disappunto per la superficialità con cui è stato trattato l'argomento e per la superiorità con cui Alfio Squillaci si pone nei confronti degli autori e articolisti citati. 

Egli accusa Alessandro Cogolo e Francesco Gnerre di illazione senza avere motivazioni valide e provate e recando, secondo me, offesa ai suddetti e alla loro professionalità. Il diritto che egli si prende nel recare tale offesa viene soltanto da sue personali considerazioni e congetture, nonché da una evidente omofobia (nel tono dell'articolo è quanto mai rilevante che l'essere considerati omosessuale è un'ingiuria da dover presto smentire)
Se il signor Squillaci avesse letto il saggio di Gnerre, prima d'accusarlo di illazione, avrebbe preso atto dell'insufficienza e della banalità delle proprie argomentazioni. Senza contare che bisognerebbe accusare Lui di illazione ingiuriosa, in quanto, per un omosessuale, essere considerato eterosessuale in tal modo è, spesso, altrettanto offensivo che per un eterosessuale essere ritenuto omosessuale.

Nel saggio di Gnerre "L'eroe negato" vengono presi in esame certi aspetti della scrittura di Gadda (come di tutti gli altri autori presentati) relazionati alla sua sessualità; questi non sono, secondo l'autore, dimostrazioni di omosessualità, ma semplicemente sfumature della complessa personalità dell'autore che sono emerse riflesse nelle sue opere. A differenza invece delle argomentazione di Squillaci, secondo il quale un "servizio ricevuto da una cameriera" è per forza di cose un rapporto sessuale, e questo, per forza di cose, fa di Gadda un eterosessuale!

Sempre nel libro di Gnerre, però, troviamo citazioni e confidenze di alcuni stretti amici e collaboratori dello scrittore, i quali non si pongono nemmeno il problema del "se sia o meno omosessuale", ma lo affermano tranquillamente come dato di fatto, corredando il tutto di interessanti aneddoti di palesi manifestazioni.
In quanto alla superficialità con cui Squillaci ha affrontato l'argomento, oltre alle precedenti mie considerazioni, pongo l'accento anche sulla responsabilità conferita all'emerito studioso Gian Carlo Roscioni il quale << sul tema non fa alcun cenno nel volume "La disarmonia prestabilita">> (A.S.). Che il signor Squillaci creda che l'omosessualità debba essere evidenziata e ribadita ogni qualvolta si parli della poetica di uno scrittore? Si può benissimo parlare di un autore o di un'opera senza nemmeno far cenno alla possibile omosessualità, dimostrando così (sempre che ci sia bisogno di dimostrarlo) che il talento di uno scrittore non dipende né prescinde dai suoi gusti sessuali.
 
Consiglio pertanto ad Alfio Squillaci di riservarsi il beneficio del dubbio prima di elargire espressioni forti come quelle usate in quest'articolo, e alla redazione de "La Frusta" di informarsi prima di pubblicare tali sterili polemiche.
 
Antonia Cassoli
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